L’aggressore che picchiò il vicino di casa, condanna confermata
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L’aggressore che picchiò il vicino di casa, condanna confermata

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Condanna di primo grado integralmente confermata in appello. Hanno deciso così i giudici della seconda sezione penale presieduta da Bruno Sagone, nei confronti del 67enne Carmelo Schirò, protagonista della cosiddetta “aggressione condominiale” del primo marzo 2022, quando si scagliò con inaudita violenza contro un vicino di casa, il dentista Nunzio Turiaco.

In primo grado, era il 19 febbraio del 2024, la giudice monocratica Maccarrone gli inflisse 2 anni e 4 mesi di reclusione per le accuse di stalking e lesioni gravi, mentre la richiesta di pena della Procura era stata di 3 anni.

Schirò, che è stato assistito dall’avvocato Salvatore Silvestro, è stato condannato al pagamento delle ulteriori spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile, il dott. Turiaco che è stato assistito dall’avvocata. Daniela Agnello.

Schirò in questa vicenda era tra l’altro imputato perché «… con condotte reiterate, molestava Turiaco Nunzio Walter, con minacce e aggressioni verbali e fisiche, cagionandogli un perdurante stato d’ansia e paura, nonché un fondato timore per la propria incolumità in misura tale da costringerlo a modificare le proprie abitudini di vita ed impedendogli di vivere serenamente».

Il primo marzo del 2022 durante una riunione di condominio in uno studio di via dei Mille Schirò si rese protagonista di una violenta aggressione ai danni del professionista, suo vicino di casa. Lo fece finire in ospedale a curarsi, e nel parapiglia rimasero feriti anche altri condomini che erano intervenuti perché avevano cercato di sedare gli animi.

All’epoca l’uomo finì addirittura in carcere, anche per una serie di trascorsi giudiziari. Il 67enne, che ha un passato negli ambienti della destra extraparlamentare messinese, fu arrestato in esecuzione di un provvedimento cautelare richiesto dalla Procura e accordato dal gip dopo i fatti e la denuncia del professionista picchiato.

Ad eseguire il provvedimento furono, in un’abitazione in pieno centro, a due passi da piazza Cairoli, gli agenti delle Volanti, ma durante le formalità emersero altri elementi d’indagine per cui si rese necessario l’intervento degli investigatori della Digos, che dopo una perquisizione in casa dell’uomo sequestrarono parecchio materiale relativo a movimenti di destra estrema. La documentazione fu passata al vaglio della Procura, insieme ad una prima informativa della Digos. Ma le risultanze non si conoscono. Nell’abitazione di Schirò furono posti sotto sequestro parecchi vessilli dello sciolto partito fascista, nonché altro materiale cartaceo sempre con riferimenti alla destra estrema nazionale e locale.

I giudici d’appello hanno depositato la motivazione contestuale della sentenza, e hanno ritenuto che le risultanze dell’attività istruttoria abbiano acclarato, con assoluta certezza, la responsabilità penale del 67enne per il reato di atti persecutori.

Le risultanze probatorie – spiegano i giudici -, hanno in definitiva consentito di accertare che Schirò, attraverso condotte ossessive, manifestatesi con aggressioni, offese ed intimidazioni, abbia insistentemente inciso, in termini fortemente pregiudizievoli, sulla quotidianità del Turiaco, costringendolo a mutare, ancorché parzialmente, le sue abitudini di vita.

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