Un’occasione preziosa per mettere a confronto le esperienze delle avvocature europee e riflettere sul futuro della professione legale in chiave internazionale. Sono questi gli elementi che caratterizzano la cinquantesima edizione della Conferenza dei presidenti degli Ordini forensi europei, organizzata a Vienna e che si concluderà oggi. L’incontro in Austria è il più importante forum di dialogo in cui i rappresentanti eletti delle organizzazioni degli avvocati discutono sulla professione forense all’insegna del cosiddetto “principio informale”. Nella capitale austriaca è presente per l’Italia la consigliera Cnf e vicepresidente della Fondazione dell’avvocatura italiana Francesca Sorbi. «La Conferenza dei presidenti degli Ordini forensi – dice – ha l’ambizioso obiettivo di creare dei ponti tra le avvocature di tutti i Paesi europei, rivolgendo grande attenzione alla situazione dell’Europa dell’Est, area continentale considerata meno forte sotto il profilo organizzativo e più esposta agli attacchi del potere politico. Attacchi che minano fortemente l’indipendenza dei difensori dei diritti».
Nella internazionale cornice del Palais Ferstel sono state ospitate più di quaranta delegazioni degli Ordini forensi europei. A Vienna anche alcuni rappresentanti degli avvocati dell’Azerbaijan, giunti in Austria in qualità di osservatori del Consiglio degli Ordini forensi d’Europa (Ccbe). Questa presenza dimostra la sempre maggiore apertura agli scambi di esperienze in un contesto globalizzato e al tempo stesso attento alla peculiarità delle avvocature nazionali.
La Conferenza è stata aperta dal presidente dell’Ordine forense austriaco e ha visto la partecipazione della ministra della Giustizia di Vienna, Alma Zadic. «La rappresentante del governo austriaco – afferma l’avvocata Sorbi – è una nostra collega. Ha fatto un intervento puntale sulle criticità che affrontano i legali nel Vecchio Continente, sottolineando l’importanza di trovare un equilibrio tra il rispetto delle regole dello Stato di diritto e la necessità di interventi per garantire la sicurezza dei cittadini, intesa in senso lato quale sicurezza fisica, dei territori e della salute. Oltre alla ministra della Giustizia, è intervenuta un’altra giurista molto apprezzata in Austria, Karoline Edtstadler». Grande risalto nella giornata di ieri è stato dato alle nuove regole per contrastare il terrorismo internazionale e il riciclaggio di capitali di provenienza dubbia o illecita. «Sono stati affrontati – aggiunge Sorbi – ancora altri temi di stretta attualità, come l’intelligenza artificiale applicata al diritto e al sistema giudiziario, la sua intrusività nella privacy dei cittadini e l’uso dei dati per scopi vari, in particolare quelli commerciali».
Non poteva mancare una riflessione su quanto sta accadendo in Ucraina, considerata la presenza di un ospite d’eccezione: Lydia Izovitova, presidente dell’Unba (Ukrainian national bar association). «La domanda che a livello europeo i governanti si pongono – evidenzia la vicepresidente della Fai – è fino a che punto la difesa dei nostri valori e principi possa consentire l’assunzione di decisioni relative ad interventi particolarmente invasivi nei confronti di uno Stato. La preponderante considerazione è che il conflitto ucraino vada inquadrato come un attacco ai valori europei da parte della Russia e un attacco a un nostro vicino che legittima l’aiuto sia diretto che indiretto. La presidente Izovitova ha segnalato alcuni aspetti, particolarmente preoccupanti, della legge marziale introdotti di recente in Ucraina. Si pensi al maggiore potere attribuito alle Procure. La difesa ha subito una compressione di non poco conto. La detenzione cautelare, inoltre, è stata portata da due a nove giorni complessivi». Il giurista Martin Selmayr si è soffermato sull’Ue intesa come “Comunità di legge”. «Selmayr – conclude Francesca Sorbi – ha ricordato che l’Unione europea non nasce da una norma, ma dal contratto, da accordi negoziati tra gli Stati. Lo strumento utilizzato per regolamentare l’Ue è quello del trattato, che presuppone l’accordo. Le decisioni, pertanto, sono prese tutti insieme. Vi è, quindi, il rifiuto dello scontro per risolvere le controversie, e una continua ricerca dell’accordo per ogni tematica da affrontare. Il ripudio dello strumento bellico è emerso con tutta la sua dirompenza. Ecco perché sviluppo e crescita devono essere sempre accompagnate da decisioni comuni. Attraverso l’accordo comune si stabiliscono le regole che verranno adottate. Le regole che vengono plasmate fanno sì che la comunità europea si uniformi a queste nella gestione dei suoi affari e nella difesa dei suoi principi legati allo Stato di diritto».
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