Studio Agnello | L’operazione “totem” a Messina. Non erano coinvolti. Assolti dalle accuse. Il cagliaritano Roberto Lecca e il messinese Antonino D’Arrigo
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L’operazione “totem” a Messina. Non erano coinvolti. Assolti dalle accuse. Il cagliaritano Roberto Lecca e il messinese Antonino D’Arrigo

20 Giu L’operazione “totem” a Messina. Non erano coinvolti. Assolti dalle accuse. Il cagliaritano Roberto Lecca e il messinese Antonino D’Arrigo

Messina. L’accusa aveva richiesto due pesanti condanne a sei anni di reclusione. Ma in due sono stati assolti. Si è conclusa così l’udienza preliminare stralcio dell’operazione antimafia “Totem” davanti al gip Daniela Urbani, che riguardava solo due dei tanti indagati: il cagliaritano Roberto Lecca, e il messinese Antonino D’Arrigo. In regime di abbreviato ieri i sostituti della Dda peloritana Liliana Todaro e Fabirizio Monaco avevano richiesto per entrambi, che comunque avevano accuse diversificate, la condanna a sei anni di reclusione. Ma il gup Urbani li ha assolti con la formula “perché il fatto non sussiste“, non ritenendo che il loro coinvolgimento nella cosiddetta “industria del divertimento” del clan di Giostra fosse stato provato dall’accusa. Come del resto avevano più volte sottolineato, anche nei passaggi processuali precedenti i loro difensori, gli avvocati Daniela Agnello, Tommaso Autru Ryolo e Giovanni di Caro.

Dalle indagini della Squadra Mobile per la “Totem” è emerso che il gruppo era in grado di diversificare le proprie attività criminali in diversi settori economici puntando sull’industria del divertimento ed in particolare nella gestione di stabilimenti balneari, rosticcerie e di una catena di punti internet per la raccolta e gestione di scommesse on line.

“Sin da primo momento con il collega Autru Ryolo – ha dichiarato ieri l’avv. Agnello -, abbiamo dimostrato l’assoluta estraneità del D’Arrigo all’associazione mafiosa, l’insussistenza di legami e di progetti criminosi. Il Tribunale del Riesame, con ampia motivazione, aveva già affermato che “non vi erano condotte di agevolazioni tali da integrare la fattispecie incriminatrice”. Da ultimo, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della procura inammissibile evidenziando che le contestazioni peccavano di “aspecificita”. La sentenza emessa ieri sera conferma che i fatti contestati all’imprenditore messinese non sussistono”

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